HOMESTEAD, DAN WHELDON VINCE RICORDANDO PAUL DANA

Dan Wheldon su Dallara Honda del Target Chip Ganassi Racing, vince a Homestead, Miami, Florida

Miami, Florida, parte la stagione 2006 della Indy Racing League.

Purtroppo tutto l’ambiente è scosso dalla tragica scomparse del pilota Paul Dana, morto durante il warm-up della domanica mattina a causa di un incidente terribile.

Il pilota del Rahal-Letterman Racing, che aveva esordito l’anno scorso ad Indianapolis nel modo peggiore infortunandosi due vertebre sempre in un incidente durante le prove sul catino dell’Indiana, non è riuscito a evitare il contatto con la vettura di Ed Carpenter ferma in mezzo alla pista dopo aver urtato il muretto esterno.

Nella dinamica l’incidente ricorda molto quello di Alessandro Zanardi del 2001. In segno di lutto il team manager Bobby Rahal ha ritirato le altre due auto, quella di Buddy Rice e Danica Patrick dalla gara, mentre Ed Carpenter, ricoverato in stato di shock, se la caverà con pochi lividi e qualche giorno di ospedale.

Nel pomeriggio parte la gara, menomata di quattro piloti, ma soprattutto con un clima tutt’altro che disteso come avviene di solito.

Al momento di accendere i motori, la vettura di Brian Herta dell’Andretti-Green Racing rimane muta e quindi viene ritirata nei box, sarà questo l’inizio di un calvario per l’Andretti-Green. Finalmente inizia la gara, ma quando viene sventolata la bandiera verde, il rookie Marco Andretti, figlio di Micheal e nipote di Mario, parte in anticipo saltando numerosi colleghi. Inevitabile il drive through che penalizza il giovane Andretti pochi giri dopo.

Non contento il pilota americano andrà a rompere la trasmissione durante il suo primo pit stop. Problemi meccanici anche per Vitor Meira, del Panther Racing e Buddy Lazier, del Dreyer & Reinbold Racing, che si ritirano.

Al trentunesimo giro rientra in gara Brian Herta, dimostrando di avere un’auto competitiva visti i suoi crono. La gara si svolge tranquillamente per la prima metà, con il dominio assoluto del due volte campione IRL Sam Hornish jr che arriva ad accumulare cinque secondi (un’enormità negli ovali) sugli inseguitori. Anche il suo compagno al Marlboro Team Penske, Helio Castroneves riesce a distanziare gli avversari, ma una diversa strategia ai box lo costringe a battagliare di più del compagno.

Calma piatta fino all’arrivo del terzo pit stop. Primo ad entrare è il leader Sam Hornish jr, due giri dopo è il turno del campione 2004 Tony Kanaan, ma il brasiliano arriva troppo veloce e nel tentativo di rallentare perde il controllo della sua Dallara Honda andando a sbattere contro il muretto interno. Errore da principiante che mette fuori gioco la seconda monoposto (su quattro) dell’Andretti-Green. Esce di conseguenza la bandiera gialla, tutti si fermano ai box e così resta penalizzato Sam Hornish jr, l’unico a rifornire con la bandiera verde.

Ripartenza pochi giri dopo, ma subito la gara viene fermata di nuovo a causa di Brian Herta che colpisce violentemente il soft-wall. A questo punto sono tre su quattro le auto dell’Andretti-Green fuori gara, una debacle incredibile.

Dopo i pit stop troviamo in testa Helio Castroneves, seguito da Dan Wheldon, campione in carica e nuova prima guida del Target Chip Ganassi Racing a fianco del neozelandese Scott Dixon, in terza posizione Dario Franchitti, ultimo rappresentante dell’Andretti-Green e Scott Dixon in quarta. Al restart i primi due riescono a distanziare leggermente il gruppo degli inseguitori, dal quale emerge quasi subito Sam Hornish jr; a questo punto la gara si accende: dal 175° al 189° giro di duecento Castroneves e Wheldon, girano appaiati in un testa a testa molto avvincente, le ruote delle due auto si sfiorano diverse volte, mentre dietro Hornish jr, Dixon e Franchitti si contendono la terza posizione arrivando spesso al più classico three wide.

A undici giri dalla fine Wheldon si accoda a Castroneves attendendo l’ultimo istante per tentare il sorpasso. All’uscita della curva due dell’ultimo giro, infatti, Wheldon esce più veloce del brasiliano di Penske, lo affianca a destra lungo il backstretch, i due percorrono ancora appaiati le curve tre e quattro, si immettono sul rettilineo d’arrivo e a quel punto Wheldon da la zampata vincente, tagliando per primo il traguardo.

A nulla sono servite le manovre intimidatorie di Castroneves, che pur nei limiti della legalità, cerca di contrastare Wheldon spingendolo a destra.

Alla fine il distacco tra i due è un centesimo, meno di cinquanta centimetri dopo trecento miglia! Seguono Hornish jr, Franchitti e Dixon.

A fine gara i toni erano molto bassi, la cerimonia di premiazione è stata cancellata, Dan Wheldon, che correva con il numero 20 in onore del defunto Paul Dana, non ha accennato la minima esultanza. Al contrario il suo team manager Chip Ganassi percorreva la pit lane esultando e abbracciando chiunque come se nulla fosse successo.

Capisco che il suo team non vinceva da molto tempo, ma forse un po’ più di self-control non avrebbe guastato.

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