SACHSENRING, LE PAGELLE DEL GRAN PREMIO DI GERMANIA

Sachsenring, Germania, la MotoGP è tornata a colorarsi di rosso, rosso Ducati, grazie al campione del mondo in carica Casey Stoner che in tre GP si è rilanciato alla grande nella lotta al titolo portandosi a 20 punti dalla vetta, tornata nelle mani di Valentino Rossi e della Yamaha, e a soli 4 punti da Dani Pedrosa, che ha perso molte possibilità di vincere il titolo a causa del suo primo errore stagionale. Il GP del Sachsenring ha confermato i valori visti negli ultimi appuntamenti segno questo che ora la situazione è stabile e solo ulteriori sviluppi delle moto potranno cambiare un trand che vedede Ducati e Yamaha ancora una volta più forti della Honda. Vediamo dunque le pagelle del 10° GP stagionale del 2008:
Casey Stoner 10 e lode: la 4° pole position stagionale coincide anche con la 4° vittoria stagionale che lo rilancia come il favorito, insieme a Rossi, per il titolo 2008. A Le Mans sembrava che non ci fossero più possibilità per difendere il numero uno sulla sua Desmosedici, ma dal GP di Gran Bretagna l’australiano ha recuperato 30 punti su Rossi e 39 su Pedrosa collezionando 3 vittorie consecutive, mentre i sui rivali sono andati in crisi di risultati. La Ducati ha messo a punto un controllo di trazione che ha ridato confidenza a Stoner e l’australiano, che da due anni fa volare la Rossa di Borgo Panigale, è tornato a fare il fenomeno come nel 2007. Ora deve continuare così, senza errori per mettere più pressione possibile a The Doctor e a Pedrosa. Alla fine ieri era lui quello che dei tre doveva rischiare di più, ed invece, ha rischiato meno e nello stesso tempo a tenuto un ritmo straordinario che ha messo a ko tutti quanti.
Valentino Rossi 8: più di così non si può fare se in pista c’è uno Stoner come quello dell’ultimo mese. La partenza è sempre un tallone d’Achille che il pesarese si porta dietro da anni e che lo condiziona quando non si possono regalare secondi importanti a nessuno. Questa volta non commette nessun errore nelle condizioni peggiori che possono trovarsi i motociclisti e per qualche giro fa credere a tutti che la rimonta su Stoner sia possibile. La caduta di Pedrosa lo fa tornare in vetta alla classifica di campionato, ma sente sempre più forte il fiato sul collo dell’australiano. A Laguna Seca ci attendiamo di rivederlo tornare alla vittoria o comunque davanti a Stoner perchè la lotta psicologica a questo punto del campionato è più importante di qualche punticino recuperato o perso.
Chris Vermeulen 10: il rain man della MotoGP si riconferma non appena le condizioni meteo azzerano le differenze tra le moto come la tenuta delle gomme. L’australiano attende, come tutti i piloti Bridgestone, che gli pneumatici vadano in temperatura nei primi giri e poi inizia una bella rimonta che lo porta a conquistare un podio che vale oro per lui e per la Suzuki. Come minimo avrà fatto divertire un mondo il suo idolo, e forse prossimo manager di un team satellite Suzuki, Kevin Schwantz. Sicuramente si sarà divertito un mondo lui con una moto che sull’asciutto lo fa penare non poco e questa è la giusta ricompensa dopo le ottime prestazioni nelle ultime gare.
Alex de Angelis 9: se fosse riuscito a passare Vermeulen e conquistare il podio si sarebbe meritato a pieno il 10. Nonostante quella piccola punta di amarezza per essere arrivato ancora così vicino alla 3° posizione non possiamo che elogiare la gran prova del sanmarinese che ha regalato spettacolo e ha finalmente concretizzato il buon lavoro fatto nel weekend. Visto il suo ritmo in gara sia sull’asciutto che sul bagnato, potrebbe anche dare molto fastidio ai piloti di punta da qui alla fine del campionato. Il 10 non lo merita anche per la brutta qualifica che, incaso di gara sull’asciutto, gli sarebbe costata molto di più. A Laguna Seca potrebbe non essere così veloce perchè non conosce la pista, ma può puntare ad essere il più veloce tra i piloti arrivati dalla 250cc.
Andrea Dovizioso 8: questa volta non è stato il migliore pilota con la Honda clienti, ma la differenza, ancora una volta, l’hanno fatta le gomme. Il Dovi è il migliore con le Michelin, l’unico che ha capito che con le gomme francesi non si poteva andare troppo forte, e così non ha commesso errori di foga come Pedrosa, Jorge Lorenzo e Colin Edwards. Insieme a de Angelis, comunque, tiene alto l’onore della Honda con una moto clienti che sembra peccare solo di elettronica rispetto a Yamaha e Ducati. Presto arriveranno tempi migliori e speriamo di poterlo vedere andare forte anche a Laguna Seca dove non ha mai corso.
Sylvain Guintoli 9: c’è chi dice che la Ducati va forte solo con Stoner mentre Marco Melandri e Toni Elias guidano una moto disastrosa, e c’è chi questa Ducati cerca di domarla e di raccogliere il più possibile da ogni occasione. Il francese, dopo le buone prestazioni negli ultimi gran premi, porta la Desmosedici del team Alice fino al 6° posto facendo sfigurare il compagno Elias e il nostro Melandri, meno accorto di lui nella rimonta. Se poi le cadute di Pedrosa, Lorenzo, Melandri e Edwards gli hanno regalato qualcosa di più, Guintoli ancora una volta non commette errori e ringrazia i più maldestri colleghi.
Loris Capirossi 8: a 35 anni il fanciullo che è dentro di lui lo ha portato a superare il dolore alla mano, conseguenza della caduta in Olanda, e a disputare una gara generosa e senza errori. Peccato che in questo periodo della stagione debba sempre fare i conti con qualche malanno che rovina i progressi fatti sulla Suzuki. Il compagno Vermeulen lo ha messo un pò in ombra, ma il lavoro di Capirex è soprattutto quello di riportare in alto la moto giapponese e da lui ci attendiamo molto.
Randy de Puniet 6: il buon ritmo delle prove è rovinato dalla pioggia che non gli permette di andare come vuole. Il francese non rischia sul bagnato e porta a casa un’8° posizione utile solo per il morale e per prendere più confidenza con la Honda. Alla fine raccoglie il minimo risultato con il minimo sforzo, ma a Laguna Seca ci attendiamo qualcosa di più da lui.
Shinya Nakano 6: quando de Angelis va forte e concretizza il risultato come ha fatto qui al Sachsenring, il giapponese viene messo in ombra e forse si pensa che abbia peggiorato dal GP precedente. Invece Shinya disputa una gara regolare senza rischi compiendo il compito a lui assegnato. Naturalmente la differenza con Alex c’è e per questo motivo nessuno si aspetta da lui prestazioni come quelle del compagno di team, ma Gresini ha voluto un pilota di talento e un pilota regolare per avere una squadra completa.
Anthony West 5: come sempre l’australiano della Kawasaki non è tipo da colpi di scena, e con una sola Verdona al via nessuno gli chiedeva di prendere rischi, ma solo di accumulare dati importanti anche sul bagnato. Anthony, comunque, sembra sempre di più l’uomo sbagliato al posto sbagliato dato che non è in grado di fare la differenza ne di aiutare la squadra a crescere di valore.
James Toseland 4: vero che qui non aveva mai corso e il bagnato non aiuta mai i debuttanti, ma lui dovrebbe avere l’esperienza per andare forte anche in queste condizioni. Il campione della Superbike aveva trovato il giusto ritmo prima del GP di casa, poi, però, ha trovato difficoltà ogni volta che ha visto l’acqua e, dopo la caduta di Donington, la paura di cadere e la voglia di non rischiare lo hanno frenato troppo.
Toni Elias 4: come ad Assen torna a vedere i primi da vicino come faceva di frequente negli anni passati, ma anche questa volta non è per merito suo. Essere doppiato da un pilota che guida la tua stessa moto non aiuta a riportare il morale al giusto livello, e se la scusa è quella che Stoner ha la moto ufficiale, allora l’abissale differenza tra lui e Guintoli mette fine a qualsiasi scusa. Prima di ritrovare il ritmo bisogna ritrovare la testa e bisogna farlo con calma nonostante il tempo stringa e le voci di mercato lo mattano sempre più in crisi.
Nicky Hayden 3: dalle stelle alle stalle! Ad Assen Kentucky Kid era tornato a fare da lepre mentre in Germania è tornato a fare la lumaca. Doppiato, ultimo tra i piloti al traguardo, umiliato da tutti i piloti con la Honda clienti, caduto come il compagno di team. Arrivare al traguardo è più impietoso che chiudere la gara ai box o per terra. Ora arriva Laguna Seca e solo la vittoria può restituirgli il blasone di un tempo.
Colin Edwards 4: lo abbiamo elogiato per il grande campionato fino a qui svolto con tenacia e regolarità. Ora però dobbiamo bocciarlo perchè l’errore che ha commesso era evitabile soprattutto da un pilota esperto come lui. La voglia di puntare al podio lo ha fatto rischiare più del dovuto perchè in queste condizioni i piloti Michelin non potevano tenere il ritmo di quelli Bridgestone e lui avrebbe dovuto capirlo prima di cadere.
Marco Melandri 5: per qualche giro abbiamo sperato di rivederlo tra i primi quando stava recuperando a suon di giri veloci. Non sappiamo se sarebbe riuscito a raggingere Vermeulen e de Angelis, ma sicuramente avrebbe potuto stare davanti a Dovizioso. Peccato per lui e per la Ducati. Dalle voci di Livio Suppo sembrava che il team fosse comunque soddisfatto di rivederlo andare forte, ma buttare al vento queste occasioni può essergli fatale se vuole rimanere anche nel 2009 sulla Desmosedici ufficiale.
Jorge Lorenzo 4: ancora una volta finisce per terra. Il giovane spagnolo di casa Yamaha dal Mugello non è più lui, non è più quello di inizio stagione e quello visto ai tempi della 250cc. Per tornare ad essere quello di prima gli basta davvero poco, rimettere a posto la condizione psicologica, perchè ha già dimostrato di non aver perso il ritmo per stare con i più forti.
Dani Pedrosa 4: ora la lotta per il titolo per lui si fa davvero difficile. Il pilota più concreto e affidabile del gruppo ha commesso un errore nel momento più importante della stagione. Anche Rossi in Olanda era caduto, ma The Doctor doveva rimontare una brutta partenza, lui, invece, era in testa e doveva solo gestire la fuga dei primi giri. Probabilmente temeva il ritorno dei piloti gommati Bridgestone e voleva mettere più margine possibile tra lui e gli inseguitori, ma buttare via tutto in questo modo è peggio che finire magari in 3° o 4° posizione. Adesso deve sperare solo nel miracolo della Honda che lo matta almeno allo stesso livello con Rossi e Stoner dal punto di vista tecnico e poi, ancora una volta, dovrà dimostrare di essere davvero un campione e non solo un pilota veloce.
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