PARIGI DAKAR, UNA GARA DURA, MA CON MOLTA SOLIDARIETA’
Spesso la Parigi Dakar, il rally affrontato da moto, auto e camion attraverso Marocco, Mauritania e Senegal, viene additata non solo come una corsa dura e pericolosa, ma anche come un avvenimento che stravolge e sfrutta le popolazioni locali che si trovano lungo il percorso della gara, ma in realtà come stanno le cose?
Gli organizzatori del rally, in realtà, hanno via via negli anni migliorato le regole della gara e si sono alleati con delle organizzazioni no profit per sfruttare la notorietà della gara per portare il massimo aiuto alle popolazioni in difficoltà senza che il passaggio dei concorrenti abbia un impatto negativo sul territorio. Il primo passo è stato quello dell’abbattimento dei consumi.
Ad oggi sommando le emissioni dei mezzi che gareggiano(quasi 600), degli spettatori, degli addetti ai lavori, comprensivi di soccorritori, giudici e giornalisti e senza dimenticare le infrastrutture necessarie per mantenere tutta questa gente (elettricità, materiali e scarti vari), l’intera gara, che dura quindici giorni, inquina meno di un singolo Gran Premio di Formula 1. Per la sicurezza degli abitanti del luogo, la velocità dei mezzi da competizione viene ridotta drasticamente in corrispondenza dei centri abitati, fino ad un massimo di 30 km/h in casi particolarmente pericolosi.
Inoltre dal 2000 la Dakar ha creato un’organizzazione in collaborazione con la SOS Sahel International France chiamata Action Dakar, atta a costruire nei paesi interessati dalla gara una serie di infrastrutture per gli abitanti del luogo e a trasmettere loro le conoscenze per migliorarsi da soli; il loro motto è: “non dare a loro solo pesce, ma insegnargli anche a pescare”. Ecco alcuni numeri di ciò che è stato fatto e si sta facendo:
- 133 progetti attivi che coinvolgono 310.000 persone del luogo
- 3.300 persone addestrate per la gestione delle tecniche di sfruttamento delle risorse naturali
- 648.000 Euro di budget usati in 5 anni
- 57.000 tra adulti e bambini educati al rispetto dell’ambiente e al mantenimento dell’igene
- 3.700 case costruite
- 1.070 acri di terre coltivabili protette costruite
- 136.00 alberi piantati
- 98 latrine, 62 pozzi neri, 20 bacini di irrigazione e 6 pozzi costruiti per mantenere l’igiene
Inoltre un milione di Euro è stato raccolto durante la gara del 2007 da parte dei piloti ed addetti ai lavori interamente devoluti per i numerosi lavori da ultimare. Infine non è da dimenticare il grande contributo lasciato da Fabrizio Meoni, il motociclista italiano due volte vincitore della Dakar e morto durante la gara nel 2005, il quale ha fondato, insieme a Padre Buresti, un’associazione per aiutare i bambini del Senegal.