GILLES VILLENEUVE

Gilles Villeneuve sulla leggendaria Ferrari numero 27

Chiamatela incoscienza, spregiudicatezza o semplicemente follia, ma Gilles Villeneuve è il simbolo dello spirito sportivo, correre per divertirsi magari fregandosene del risultato. L’Aviatore come lo aveva soprannominato il Drake, Enzo Ferrari, era così un pilota per le folle, un pilota che ti rapiva il cuore e lo faceva battere a mille.

La Ferrari numero 27 rimarrà per sempre nel cuore dei ferraristi, perché era il numero dell’emozione. Vedere correre Gilles valeva i soldi di un biglietto all’autodromo, come vedere giocare Pelè o Maradona insieme, e a nessuno importava se alla fine i suoi numeri portavano al successo, quello era secondario.

È certamente vero che non aver visto trionfare nel campionato del mondo di Formula 1 il mitico Gilles è stato per tutti i suoi tifosi un enorme dispiacere, secondo solo alla sua morte. Ma nessuno citerà mai i gran premi vinti, le pole o i podi conquistati da Villeneuve, perché i numeri non possono descrivere certi tipi di emozioni.

Chi ha avuto la fortuna di vedere il duello Villeneuve-Arnoux a Digione nel 1979 non lo scambierebbe mai con un titolo vinto senza aver dato spettacolo. Un duello ruota contro ruota di quelli veri, una lotta infinita e un intero giro affiancati, un qualcosa di irripetibile.

Gilles Villeneuve contro Rene Arnoux a Digione 1979

Villeneuve era spericolato in pista e nella vita, gareggiava con le motoslitte, viaggiava in elicottero guidandolo personalmente. Fu lui a sfidare con la sua Ferrari un jet militare per vedere chi era il più veloce, prestazione copiata poi da Michael Schumacher.

Gilles prima della sfida con l’F104S 51-03 dell’aeronautica militare

In tutto ciò che faceva era unico e inimitabile, poteva far infuriare Enzo Ferrari per una manovra maldestra e nello stesso tempo farlo esultare per un sorpasso impossibile. Gilles Villeneuve era un grande uomo oltre che un grande pilota.

Una delle tante occasioni in cui faceva infuriare il Drake…

…e una in cui lo faceva saltare sulla sedia per l’emozione

E probabilmente fu proprio questo essere grande in tutto che lo portò a morire. Dopo quella gara di Imola il 25 aprile del 1982 dove il compagno di squadra Didier Pironi lo sorpassò all’ultimo giro dopo che il muretto aveva congelato le posizioni. Gilles si sentì tradito e in lui salì la rabbia, quella che nasce solo quando un cuore onesto viene pugnalato.

E così orgoglio, eroismo, rabbia e spericolatezza lo portarono via da questo mondo. Forse dopo quel gran premio a Imola non c’era più spazio per uomo così, lo sport lo aveva tradito. Aveva tradito il simbolo vero dello sport che così da quel giorno non lo avrebbe più avuto!