STORIA DELLA INDY 500

L'ingresso dell' Indianapolis Motor Speedway

Indianapolis, Indiana.

La 500 miglia di Indianpolis, la corsa automobilistica per monoposto più importante d’America, e non solo, si corre ogni anno nel week-end del Memorial Day.

Il circuito nasce nel 1909, su un terreno di 328 acri a cinque miglia dalla capitale dell’Indiana, come tracciato per test automobilistici.

Il tracciato e’ composto di 4 curve, ognuna con sopraelevate di 9,12 gradi, e misura 2,5 miglia (4025 metri).

All’inizio il manto stradale era formato da catrame e roccia battuta, ma si rivelò inadatto per le corse automobilistiche, così fu lastricato di mattoni(che ancora oggi formano la linea d’arrivo, la famosa "yard of bricks") e prese il soprannome di "The Brickyard".

The Brickyard

L’asfalto fu applicato solo nel 1936 in una parte del tracciato e poi esteso a tutto il rettilineo principale nel 1941. Solo nel 1961 l’intero tracciato fu ricoperto dall’asfalto.

Il 30 maggio 1911 al grido “Gentleman start your engines" ebbe inizio la prima 500 miglia, con un montepremi di 14.250 dollari, una gara che ebbe gran successo tanto da diventare uno dei più grandi eventi motoristici nel mondo, per la cronaca a vincere fu Ray Harroun su Marmon.

La seconda edizione della 500 miglia, fu la tipica gara da finale thriller. La gara fu dominata da Ralph De Palma (su Mercedes),che riuscì anche a prendere 5 giri di vantaggio sul secondo, ma a soli 2 km dalla conclusione vide sfumare la vittoria che andò a Joe Dawson (su National).

Per cinque anni consecutivi furono le marche europee (3 volte Peugeot, Delage e Mercedes) ad aggiudicarsi il prestigioso successo. Poi per vent’anni furono le case americane a dominare.

Le gare sul mitico tracciato furono sospese durante la prima guerra mondiali nel 1917 e nel 1918.

Nel 1926 Frank Lockhart vinse dopo che aveva provato solo pochi giorni prima, per la prima volta, un’auto da corsa.

Nel 1931 fu la Cummings a sorprendere tutti con un motore diesel che permise al suo pilota di percorrere 200 giri senza rifornimento, ma questo non gli permise di vincere.

La doppietta di Wilbur Shaw nel 1939 e 1940 fu merito delle Maserati “8 CLT", e solo per una rottura al cuscinetto di una ruota la doppietta non divenne tripletta nel 1941.

Tra il 1942 e il 1945 è ancora sospensione a causa della seconda guerra mondiale.

Il Biennio 1947-48 vide per la prima volta primeggiare un’auto a trazione anteriore, la “Blue Crown Special", con alla guida Mauri Rose.

Tra il 1950 e il 1960 la 500 miglia di Indianapolis fece parte del calendario di F1.

Nel 1952 a provare l’assalto a Indianapolis furono Alberto Ascari e la Ferrari, che però furono costretti al ritiro per un problema al porta mozzo di una ruota.

Il 1962 vede l’esordio della prima auto made in USA a motore posteriore con gomme larghe e piatte (le prime slick della storia), ma solo nel 1963 il motore posteriore con le Lotus motorizzate Ford di Jim Clark e Dan Gurney contesero la vittoria a Parnelli Jones che non fu fermato dai commissari nonostante una pericolosa perdita di olio.

L’anno seguente ancora Clark fu protagonista con una foratura di un pneumatico che lo fece ritirare quando era in lotta con A.J. Foyt, che per ironia della sorte vinse senza effettuare cambi gomme.

Il 1965 fu finalmente la volta di Jim Clark sulla Lotus, mentre alle sue spalle in terza posizione arrivò il rookie Mario Andretti.

L’anno seguente fu la volta di un altro pilota arrivato dalla F1, Graham Hill che vinse su Lola.

Il 1966 fu l’anno della prima auto a turbina la “STP Oil Treatment Special Turbine", a 4 ruote motrici equipaggiata con un turboreattore da elicottero, che dominò la gara fino al ritiro a quattro giri dal termine (causa un cuscinetto della trasmissione).

La 500 Miglia di Indianapolis del 2005

Nell’anno della morte di Jim Clark in germania (1968) è tragedia anche sul tracciato dell’Indiana (sempre per colpa di una sospensione rotta sulla Lotus) per Mike Spencer.

Il 1969 si apre con un ennesimo pauroso incidente per rottura delle sospensioni di una Lotus, quella di Mario Andretti. La Lotus decise di ritirare le proprie monoposto ma Andretti corse e vinse con una Hawk.

Il decennio tra il 1970 e 1980 vide il dominio dei piloti americani. Nel 1972 e nel 1974 fu però il telaio McLaren a trionfare.

Il 1989 è la volta del telaio Penske con l’ex pilota di F1 Emerson Fittipaldi.

Nel 1993 Emerson Fittipaldi si ripete, ma il terzo posto è conquistato da Nigel Mansel arrivato quell’anno dalla F1 (l’inglese vinse il titolo Indycar).

Nel 1994 il rookie dell’anno con il secondo posto è Jacques Villeneuve, che vinse poi l’anno successivo.

Il 1996 è l’anno della divisione tra CART e IRL. Dal 1997 la Indy500 passa dal calendario CART a quello IRL dove inizia la grande sfida tra due grandi costruttori di telai, l’americana G-Force (diventata Panoz-G Force dal 2003) e l’italianissima Dallara. Il costruttore italiano si aggiudica tra il 1998 e il 2005 ben 5 successi a Indy500 diventando il fornitore dei più importanti team.

Il 2000 è ancora la volta di un rookie di grande fama, Jaun Pablo Montoya, che domina la gara all’esordio con grande stupore degli addetti ai lavori.

Il 2001 vede l’emigrazione dei grandi team dalla CART alla IRL. È proprio il triennio dal 2001 al 2003 che rivede primeggiare il team di Roger Penske grazie alla doppietta di Helio Castroneves, e la successiva vittoria di Gil de Ferran che fu anche la prima vittoria per un motore giapponese (Toyota).

Nel 2005 si disputò la 90° edizione della Indy500 con la vittoria dell’inglese Dan Wheldon e della Dallara motorizzata Honda.

I piloti che si sono aggiudicati per ben quattro volte questa gara sono Al Unser ( 2 volte consecutive), A.J. Foyt e Rick Mears. Nessun pilota italiano è mai riuscito ad aggiudicarsi una vittoria.

Indianapolis fu introdotta, nel 1994, anche nel calendario NASCAR con la Brickyard 400.

Dal 1956 a Indianapolis è situato il museo dell’automobilismo, l’ Indianapolis Motor Speedway Hall Of Fame Museum, che nel 1987 è divenuto il più grande al mondo. Nel museo sono esposti circa 75 auto di tutti i tempi, equipaggiamenti e strumentazioni usate in tutte le edizioni della 500 miglia e sono in atto lavori di ampliamento per nuove esposizioni tra cui il busto di bronzo in memoria di Louis Chevrolet.

La storia di Indy500 continua….prossima tappa 28 maggio 2006!