BIOETANOLO

Bioetanolo

Negli ultimi anni le maggiori case automobilistiche hanno intrapreso la strada dello sviluppo di nuovi combustibili per le competizioni. Quest’anno l’Audi ha trionfato alla 24 ore di Le Mans con una vettura a motore diesel, e già nel prossimo anno la Peugeot le lancerà la sfida, a Le Mans, sempre con un propulsore diesel.

Se il progetto Audi era rivolto all’abbassamento dei consumi, che in una 24 ore è un fattore chiave insieme all’affidabilità, altri motivi hanno spinto prima gli organizzatori della IRL e poi i massimi vertici della Volvo, a correre il prossimo anno con vetture alimentate con il bioetanolo, cioè una miscela di comunissimo alcol etilico prodotto dalla lavorazione dei prodotti agricoli.

La casa svedese è da sempre impegnata nella ricerca dell’abbassamento dell’inquinamento, e il bioetanolo sembra la strada giusta per le competizioni grazie alle sue caratteristiche. A differenza di altre soluzioni ecologiche, infatti, il bioetanolo può essere utilizzato senza modificare in alcun modo i comuni motori a benzina, utilizzando miscele composte al 10-15% da etanolo e del rimanente 90-85% da benzina comune.

Inoltre questo combustibile permette un aumento di potenza e di coppia che varia dal 10 al 15% a seconda dei motori. Di contro c’è un aumento dei consumi di circa il 35%, che nell’ambito di gare sprint come quelle delle categorie turismo non incide di molto, ma nelle gare IRL potrebbe portare all’aumento del numero delle fermate ai box.

Un altro problema, da tenere conto nel mondo delle competizioni, è la riduzione della lubrificazione degli organi in movimento del motore, che di norma è garantita dalla stessa benzina. Questo difetto è molto accentuato solo nel caso in cui si utilizzino combustibili come la E85 o la E95, cioè miscele composte da bioetanolo e benzina dove la percentuale della prima è pari all’85 e al 95%.

In Francia una commissione presieduta da Alain Prost ha consegnato un rapporto sui biocombustibili al ministro dell’economia francese e grazie a questo il governo ha annunciato di voler favorire il loro sviluppo. Visto che nelle competizioni è l’immagine che si riesce a dare del marchio a contare più di tutto, si intuisce come l’ecologia possa entrare a far parte delle competizioni.

Più in dettaglio il bioetanolo è il risultato di un processo di fermentazione di diversi prodotti agricoli ricchi di carboidrati e zuccheri quali i cereali (mais, sorgo, frumento, orzo), le colture zuccherine (bietola e canna da zucchero), frutta, patata e vinacce. Quando si fermentano cereali per ottenere il bioetanolo, i sottoprodotti della lavorazione possono essere utilizzati nella mangimistica.

Nella produzione da canna da zucchero si ottiene un sottoprodotto, denominato bagassa, che può essere destinato alla coproduzione di energia elettrica e calore (cogenerazione). Orientativamente, si può stimare che il rendimento di bioetanolo, a partire da cereali, si aggiri intorno al 30% (30 kg di etanolo da 100 kg di cereali fermentati). Per i mangimi ottenuti come sottoprodotto si può stimare una resa più o meno analoga.

In alternativa, il bioetanolo può essere prodotto a partire da biomasse di tipo cellulosico, ovvero dalla gran parte dei prodotti o sottoprodotti delle coltivazioni. In questo caso la biomassa viene idrolizzata per trattamento con acido solforico per produrre zuccheri che successivamente vengono inviati alla fermentazione utilizzando flore batteriche modificate geneticamente. Anche se impiega materie prime meno pregiate, questa seconda via è ancora molto costosa (30-40% in più rispetto alla fermentazione classica).